La nomenclatura della katana
La katana affascina per la sua storia e per la precisione del lavoro artigianale che la caratterizza. Ogni elemento ha un nome, e conoscere questo vocabolario aiuta a leggere una descrizione, osservare una montatura o capire il ruolo dei componenti. Che cosa sono il koiguchi e il mekugi? In che cosa differiscono hamon e hada? La nomenclatura è ricca, ma può essere organizzata intorno a tre parti principali: impugnatura, lama e fodero.
La tsuka, 柄: l’impugnatura

La tsuka è l’impugnatura. Nella costruzione tradizionale, il suo nucleo in legno viene adattato al codolo della lama. Il rivestimento in pelle di razza è comunemente chiamato samegawa o same. Nelle riproduzioni moderne può essere sostituito da materiali sintetici: la scheda del prodotto dovrebbe indicare quale soluzione viene utilizzata.
Il cordone che avvolge l’impugnatura è lo tsuka-ito, 柄糸; il lavoro di avvolgimento è detto tsukamaki, 柄巻. Materiale, tensione e regolarità dell’intreccio contribuiscono alla presa e alla stabilità della montatura. Esistono diversi stili, tra cui hineri-maki, katate-maki e jabara-maki. Non sono soltanto disegni decorativi: richiedono tecniche di esecuzione specifiche.
Sotto l’intreccio si trovano spesso i menuki, 目貫, piccoli ornamenti disposti sui lati dell’impugnatura. Possono raffigurare animali, elementi vegetali o altri motivi. La loro posizione contribuisce anche alla sensazione della presa, ma non va confusa con il fissaggio principale della lama.
Il mekugi, 目釘, è il perno che attraversa l’impugnatura e il foro del codolo. Tradizionalmente è in bambù. Si tratta di un componente importante per la sicurezza: numero e disposizione dipendono dalla costruzione, e non è opportuno intervenire su una montatura senza competenza.
All’estremità della tsuka si trova il kashira, 頭, mentre vicino alla guardia è presente il fuchi, 縁, un collare che rinforza questa parte dell’impugnatura. Fuchi e kashira possono condividere lo stesso motivo decorativo e formare un insieme coordinato con gli altri elementi della montatura.
La tsuba, 鍔, è la guardia. Separa l’impugnatura dalla lama ed è anche uno degli elementi più riconoscibili dal punto di vista artistico. Può essere semplice, traforata o decorata con lavorazioni complesse. Il foro centrale destinato al codolo è il nakago-ana. La superficie intorno ad esso, sulla quale appoggiano i componenti di serraggio, è il seppa-dai.
Le seppa, 切羽, sono sottili rondelle poste ai lati della tsuba. Contribuiscono al corretto accoppiamento della montatura e limitano il gioco tra gli elementi. Alcune tsuba presentano inoltre aperture laterali: il kozuka-hitsu-ana e il kōgai-hitsu-ana sono collegati alla presenza di piccoli accessori nella montatura. Non compaiono su ogni katana.
Alla base della lama si trova infine l’habaki, 鎺, un collare metallico sagomato. Contribuisce all’alloggiamento della lama nella saya e al rapporto tra lama e montatura. Non è un semplice anello ornamentale: la sua precisione di adattamento è importante per l’insieme.
La lama della katana

La lunghezza utile della lama è chiamata nagasa e non comprende il codolo. Il sori, 反り, indica la curvatura: la sua entità e la sua distribuzione contribuiscono al profilo della spada. Il tratto inserito nell’impugnatura è il nakago, 茎, cioè il codolo. Il foro attraversato dal perno di fissaggio prende il nome di mekugi-ana.
Il dorso è il mune, 棟, mentre il filo è indicato come ha o hasaki. Nelle lame temprate in modo differenziato, la zona indurita vicina al filo è lo yakiba. L’hamon, 刃文, è il disegno visibile associato al passaggio tra le zone con diversa struttura prodotta dal trattamento termico. Non coincide con l’hada, che è invece la trama dell’acciaio messa in evidenza dalla forgiatura e dalla politura.
Su molte lame compare una cresta longitudinale chiamata shinogi. Lo shinogi-ji è la superficie compresa tra questa cresta e il dorso. La forma della sezione varia secondo il tipo di lama: non tutte presentano gli stessi piani e le stesse linee.
Il bo-hi è una scanalatura longitudinale. Può ridurre la massa della lama e modificarne l’equilibrio, ma non è presente su tutte le katana. Il suo disegno, la profondità e la lunghezza dipendono dall’esemplare; non è corretto considerarlo una scanalatura destinata al sangue.
La punta è il kissaki, 切先. Nelle geometrie che lo prevedono, lo yokote è la linea che delimita la zona della punta rispetto al resto della lama. Il proseguimento dell’hamon nel kissaki è il bōshi, mentre il profilo curvo del filo in questa zona è chiamato fukura. Questi particolari hanno un ruolo importante nell’osservazione e nella descrizione di una spada tradizionale.
La saya, 鞘: il fodero

La saya è il fodero. Tradizionalmente viene realizzata in legno leggero e, nelle montature d’uso, può essere laccata e decorata. L’interno deve accogliere la lama senza comprometterne la conservazione: un fodero non è soltanto un accessorio estetico.
L’imboccatura è il koiguchi, 鯉口, letteralmente «bocca di carpa». Può essere rinforzata con corno o altri materiali. Il suo adattamento all’habaki contribuisce a trattenere la lama quando è riposta, senza sostituire le corrette precauzioni di conservazione e trasporto.
Il cordone legato alla saya è il sageo, 下げ緒. Può essere realizzato in cotone, seta o altri materiali e passa attraverso il kurigata, 栗形, l’elemento sporgente sul fianco del fodero. Gli shitodome sono piccoli inserti che possono rifinire l’apertura del kurigata. La loro presenza e il loro aspetto cambiano secondo la montatura.
L’estremità della saya è il sayajiri. Un rinforzo applicato in questa zona può essere chiamato kojiri, 鐺. Metallo, corno e diverse forme decorative consentono molte varianti; non tutti i foderi hanno un kojiri separato.
La shirasaya è invece una montatura semplice in legno non laccato, destinata soprattutto alla conservazione della lama. Comprende un fodero e un’impugnatura essenziali e non va confusa con una normale montatura da pratica. La sua sobrietà mette in primo piano la protezione della lama, non la decorazione.
Questo vocabolario mostra la cura riservata a ogni dettaglio della spada giapponese. Conoscere i nomi non sostituisce l’esperienza di un artigiano, ma permette di osservare una katana con maggiore consapevolezza e di comprenderne meglio le descrizioni.
