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Tutto sul nagamaki

Nagamaki

Forse hai sentito parlare del nagamaki attraverso un videogioco come Elden Ring o Final Fantasy XIV. Ma non è soltanto un’arma della fantasia: appartiene realmente alla storia militare giapponese. La sua forma particolare lo distingue sia dalla katana sia dalla naginata. Come era fatto? A cosa serviva e quali guerrieri lo utilizzavano? Se queste domande ti incuriosiscono, continua a leggere per conoscere una delle lame più caratteristiche del Giappone medievale.

Che aspetto ha il nagamaki?

Nagamaki giapponese

Il nagamaki, 長巻, è un’arma giapponese antica con una lama lunga e un’impugnatura insolitamente estesa. Il nome richiama il «lungo avvolgimento», legato al rivestimento dell’impugnatura. La montatura lo avvicina al mondo delle armi lunghe, pur conservando un rapporto particolare con la spada. Le dimensioni variavano: alcuni esempi e ricostruzioni presentano impugnature intorno ai 90–120 cm, ma non esiste una misura unica valida per tutti gli esemplari.

La lama poteva avere una lunghezza importante, spesso descritta nell’ordine di 70–100 cm. Il termine nagamaki-naoshi indica una lama ricavata adattando un nagamaki a una montatura più corta; anche il nakago, il codolo che entra nell’impugnatura, può essere stato modificato. Forma della punta, curvatura e presenza di scanalature dipendono dall’esemplare. Non è corretto affermare che ogni nagamaki sia privo di yokote o che le scanalature non esistano sulle katana. Alcune lame presentano inoltre una zona assottigliata verso il dorso, da distinguere da un vero secondo filo.

Qual era l’uso del nagamaki?

Nagamaki nel periodo Muromachi

Il nagamaki è associato soprattutto ai guerrieri a piedi. La lunghezza complessiva e l’impugnatura estesa richiedevano l’uso di entrambe le mani e un addestramento adeguato. Era una delle diverse soluzioni sviluppate per il combattimento nel Giappone medievale. Nel corso del periodo Muromachi e dei successivi conflitti, l’importanza delle diverse armi cambiò insieme alle tattiche e all’organizzazione degli eserciti.

Naginata, nodachi e nagamaki hanno caratteristiche distinte e storie che si intrecciano: non vanno ridotti a una semplice successione in cui uno sostituisce automaticamente l’altro. La naginata presenta normalmente una lama più corta su un’asta più lunga, mentre il nagamaki conserva un’impugnatura e un bilanciamento particolari. La diffusione delle armi da fuoco contribuì poi a trasformare ulteriormente l’impiego di questi tipi di armi.

Chi utilizzava il nagamaki?

Nagamaki e guerrieri giapponesi

Il nagamaki apparteneva all’equipaggiamento dei guerrieri del Giappone feudale, compresi combattenti in armatura. I termini bushi e samurai hanno sfumature storiche, ma non identificano semplicemente una classe rozza contrapposta a una nobiltà raffinata. Anche l’organizzazione delle truppe a piedi, compresi gli ashigaru, cambiò nel tempo: origine sociale, armamento e addestramento dipendevano dall’epoca e dall’esercito.

Le armi lunghe sono associate anche ai monaci guerrieri giapponesi, soprattutto attraverso l’immagine della naginata. Il nagamaki compare inoltre nei racconti militari legati a figure del periodo Sengoku, come il daimyō Uesugi Kenshin (1530–1578), signore di Echigo, celebre per le campagne e per la forte presenza nell’immaginario storico giapponese.

Il nagamaki mostra quindi la varietà delle armi sviluppate in Giappone e il loro adattamento a esigenze diverse. Gli esemplari conservati, lo studio delle montature e la passione di numerosi appassionati in Giappone e all’estero contribuiscono a mantenerne viva la memoria. Conoscerlo permette di guardare oltre la sola katana e di apprezzare meglio la ricchezza della tradizione delle lame giapponesi.

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