Kendō: l’arte giapponese della scherma
Paris-Taikaï 2008 – Foto © Eric Malassis
Il Giappone è noto come culla di numerose arti marziali, e una delle più caratteristiche è il kendō. Anziché concentrarsi sul combattimento a mani nude o sulla lotta, questa disciplina studia la scherma. Mantiene viva la tradizione della spada e richiama l’eredità dei samurai. Se sei curioso di conoscerne le origini e la pratica, puoi anche informarti sulle occasioni per osservarla durante un viaggio in Giappone.
La storia del kendō

Il kendō, la «via della spada», è un’arte marziale giapponese derivata dalle tradizioni del kenjutsu. L’introduzione delle spade di bambù e delle protezioni tra il XVII e il XVIII secolo consentì di sviluppare forme di allenamento con colpi più liberi, limitando i rischi rispetto all’uso delle lame. La disciplina moderna è il risultato di una lunga evoluzione, non di un unico momento di creazione.
Dopo le restrizioni imposte nel dopoguerra, la pratica riprese attraverso lo shinai kyōgi e la riorganizzazione del kendō. La All Japan Kendo Federation (AJKF) fu fondata nel 1952, mentre la Federazione Internazionale di Kendō (FIK) nacque nel 1970. Il kendō ha una forte dimensione educativa, oltre a quella marziale e sportiva. Le competizioni internazionali comprendono i campionati mondiali di kendō, organizzati dalla federazione internazionale.
L’AJKF descrive il kendō come una pratica che forma il carattere attraverso l’applicazione dei principi della katana. L’allenamento riguarda corpo e mente: impegno, sincerità, cortesia, rispetto e miglioramento personale ne sono aspetti centrali. La disciplina mira a portare questi valori anche nella vita sociale, contribuendo alla cultura e a relazioni pacifiche tra le persone.
L’attrezzatura utilizzata nel kendō

Il kendō richiede diverse attrezzature essenziali. Il loro sviluppo ha permesso di ridurre il rischio di lesioni durante la pratica della scherma. Lo shinai, formato tradizionalmente da elementi di bambù, rappresenta la spada. Non ha il filo di una lama, ma può comunque causare lesioni: la corretta attrezzatura e il controllo del gesto restano fondamentali.
Le protezioni costituiscono il bōgu. I quattro elementi principali sono men, kote, dō e tare: proteggono rispettivamente testa e gola, mani e avambracci, tronco e zona della cintura. Il men comprende una griglia metallica e parti imbottite che proteggono anche il collo e le spalle.
Come si svolge un incontro di kendō

I praticanti di kendō sono chiamati kendōka o kenshi. La disciplina richiede preparazione fisica e concentrazione. Sorpresa, paura, dubbio e confusione sono tradizionalmente indicati come i «quattro impedimenti del kendō». L’allenamento è caratterizzato da grida e passi energici. Si pratica generalmente a piedi nudi su un pavimento di legno adatto.
A differenza di diversi sport di combattimento, il kendō non prevede normalmente categorie di peso. Gli avversari utilizzano lo shinai per colpire bersagli consentiti e protetti, come men, dō e kote. Per ottenere un punto non basta toccare il bersaglio: il colpo deve soddisfare criteri tecnici e mostrare il corretto atteggiamento e controllo.
Gli incontri sono rapidi e richiedono attenzione alle opportunità offerte dall’avversario. Distanza, tempi e postura hanno un ruolo centrale. Le competizioni si svolgono soprattutto al chiuso, ma esistono anche manifestazioni all’aperto. In alcuni eventi tradizionali, i luoghi vicini a santuari o templi creano un’atmosfera che richiama il Giappone antico.
